Intervista a Matthew Vane
Intervista · 13 luglio 2026 · 1 min lettura
Matteo Spanu, in arte Matthew Vane, ha 25 anni e una voce cresciuta tra la Sardegna e i palchi che lo hanno visto debuttare come corista di Serena Brancale. Con quei primi guadagni ha prodotto l’EP «i love you, bye now», e oggi arriva finalista dei Primigenia Music Awards 2026 con il brano «Games». In questa intervista racconta le sue influenze, dal soul all’elettronica, e il rapporto con un mercato italiano che sente stretto.
Qual è l'artista che ti ha influenzato di più e in che modo?
Beyoncé e Michael Jackson sin dall’infanzia, Stevie Wonder un po’ più tardi e negli ultimi anni ho apprezzato molto i progetti di Bjork, dei Radiohead, fino ai più moderni James Blake, Moses Sumney, e Josin.
L'R'nB e il soul in Italia hanno uno spazio più di nicchia rispetto ad altri paesi. Ti sei mai chiesto quanto il tuo modo di cantare si scontri o si integri con il mercato musicale italiano di oggi?
Me lo sono chiesto molte volte, e oggi non me lo chiedo più. Il mercato è sufficientemente saturo (in senso ovviamente negativo) da permettermi di vivermi la mia musica per come credo di doverla fare.
"Il mercato è sufficientemente saturo (in senso ovviamente negativo) da permettermi di vivermi la mia musica per come credo di doverla fare."
Matthew Vane
Ascolti generi diversi dal tuo? Quali ti sorprendono?
Sì, adoro il folk di Joni Mitchell e come citavo prima artisti come Bjork, FKA Twigs, Radiohead, portano avanti un’idea musicale esteticamente diversa da quella che ho masticato durante l’infanzia.
Quando lavori su un brano, quanto contano per te le sfumature vocali rispetto al significato del testo? O meglio, parti prima da come vuoi far suonare vocalmente una frase o da quello che vuoi trasmettere con le parole?
Non seguo mai un iter preciso, preferisco lasciare che mi guidino le mani sul pianoforte o direttamente fare del mumbling con cui risalire alle parole che mi servono.
C'è una canzone di qualcun altro che avresti voluto scrivere tu?
Unravel di Bjork.
Se potessi collaborare con chiunque, chi sceglieresti e perché?
Vorrei lavorare con James Blake. La sua è una versatilità non solo rara, preziosa direi. Ha peraltro lavorato a Lemonade di Beyoncé, l’album della mia vita.
"Ha peraltro lavorato a Lemonade di Beyoncé, l’album della mia vita."
Matthew Vane
Scrivici la domanda che avresti voluto ricevere.
Non avevo aspettative sulle domande, non è da me. Probabilmente mi piacerebbe sentirmi chiedere come fa un artista a mantenere così accesa un’esigenza che in Italia è molto poco possibile abitare a livello professionale.
— Redazione PMA
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