Intervista a Lupo
Intervista · 13 luglio 2026 · 2 min lettura
Classe 2001, Lupo arriva in finale ai Primigenia Music Awards 2026 con «x100», dopo un anno passato a dare forma all'album «cerotti», prodotto grazie al Bando SIAE, e a portare la sua scrittura su palchi come il Largo Venue e Parco Schuster, in apertura a Chiello. Una sensibilità che diventa metodo di ascolto del mondo. In questa intervista racconta l'ispirazione, il suo rapporto con Roma e cosa significa arrivare davvero a chi lo ascolta.
Da dove prendi ispirazione nella vita di tutti i giorni?
Mi piace molto guardarmi intorno. Mi reputo una persona molto sensibile: mi ispiro alle esperienze delle persone che mi stanno vicino, ma anche a quelle di chi non conosco, immaginando storie che riescano a toccare me e chi ascolta.
Sei romano e hai già calcato palchi importanti della capitale come il Largo Venue, l'Alcazar e Parco Schuster. Quanto la geografia di Roma, con le sue dinamiche e i suoi spazi urbani, entra nella tua vita di tutti i giorni e ispira la tua scrittura?
Mi influenza molto Roma. In generale, credo che il rapporto che si ha con la propria città influisca parecchio artisticamente. Roma, poi… è particolare, difficile da spiegare. Per quanto sbagliata, decadente e a tratti invivibile, vive e riesce a vivere di vecchie glorie, trasmettendo qualcosa che ti tiene ancorato a lei, per quanto imperfetta.
"Per quanto sbagliata, decadente e a tratti invivibile, vive e riesce a vivere di vecchie glorie, trasmettendo qualcosa che ti tiene ancorato a lei, per quanto imperfetta."
Lupo
Come nasce una tua canzone? Parti dalle parole, dalla melodia, o da un'emozione?
Tendenzialmente parto da un concetto. Poi, non credo di avere ancora un modus operandi: a volte parto da una parola chiave, altre da un motivetto… Mi piace scrivere senza metodo, anche per non rendere macchinoso il mio lavoro e avere stimoli continui da elaborare.
Le tue canzoni sembrano fotografie sfocate di emozioni più che racconti lineari. L'ascoltatore deve capire quello che tu vuoi dire oppure preferiresti che trovasse un significato tutto suo?
Mi piacerebbe che ognuno potesse ascoltare i brani e interpretarli il più possibile. Credo che questo possa portare il pubblico a sentirsi più coinvolto live e libero nell’ascolto. Non penso sia un “non esporsi”: è non imporre obbligatoriamente una propria visione, ma farlo velatamente.
Cosa vorresti che le persone provassero ascoltando la tua musica?
Mi piacerebbe che potessero sentirsi a proprio agio, quasi cullati. Sicuramente è un processo sul quale devo ancora lavorare ma, in qualche maniera, vorrei che il pubblico si sentisse il più vicino possibile a me e a chi gli sta accanto. Vorrei scrivere musica che crei un senso di empatia comune.
"Vorrei scrivere musica che crei un senso di empatia comune."
Lupo
Cosa significa per te avere qualcuno che ascolta le tue canzoni e ci si riconosce?
Significa quasi tutto. Per quanto sia bello scrivere in generale, si sta facendo un regalo, ci si sta prestando a qualcun altro. Arrivare al pubblico, indipendentemente da quanto sia vasto, significa essere stato in grado di aprirmi e di trasmettere ciò che mi passa per la testa.
Scrivici la domanda che avresti voluto ricevere.
Cosa cambia tra la vita di tutti i giorni e quando sali sul palco? Chi mi conosce capirebbe perfettamente; ancora non saprei cosa rispondere.
— Redazione PMA
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