Intervista a Jole
Intervista · 13 luglio 2026 · 4 min lettura
Cantante italiana dalle radici campane, Jole — si legge con la I, si scrive con la J — è tra i finalisti dei Primigenia Music Awards 2026 con «Blu profondo». Dal duo leopàrdvjolet, con cui ha aperto i concerti di Gino Paoli e Raphael Gualazzi, al Premio della Critica al Premio Bianca d'Aponte nel 2022, arriva sul palco a pochi mesi dal suo primo album, "Specchi ed altre riflessioni".
Cosa fai quando non stai facendo musica?
Quando non faccio musica cerco di dedicare il mio tempo alle persone che amo. Mi piace stare con la mia famiglia e con gli amici, in compagnia, chiacchierare, ascoltare e confrontarmi.
Mi piace moltissimo leggere e mi diverto a sperimentare in cucina. In alcuni periodi mi sono dedicata al cucito, altre volte al disegno, con risultati più o meno discutibili, ma divertendomi molto.
Sul palco dimostri di essere una donna di polso che sa quello che vuole e che non tralascia il suo aspetto emotivo. Chi è Jole nella realtà, quando scende dal palco?
In realtà, quando scendo dal palco, mi sento molto diversa da come potrei apparire. Sul palco cerco di essere determinata, sicura di me e centrata, mentre nella vita quotidiana vivo circondata da punti interrogativi. Prendere decisioni, soprattutto quando coinvolgono persone a me vicine, non è sempre facile.
Ho molto a cuore la sensibilità di chi mi sta intorno. Per questo mi trovo naturalmente a riflettere a lungo per cercare di non deludere.
"Sul palco cerco di essere determinata, sicura di me e centrata, mentre nella vita quotidiana vivo circondata da punti interrogativi."
Jole
C’è stato un momento in cui hai pensato “forse non ce la faccio”? Come ne sei uscita?
Un po’ sempre, un po’ mai… La musica ha fatto parte dei miei giorni sin da bambina e forse per questo l’ho vissuta con spensieratezza e senza grosse aspettative. Ovviamente, ad un certo punto, ho dovuto scegliere “cosa fare da grande” ed ho scelto di continuare.
Oggi chi fa musica si trova inevitabilmente a confrontarsi anche con i social, che diventano il primo modo per farsi conoscere. Come vivi questo aspetto? Pensi che rischi di mettere in secondo piano la tua musica?
Mi sento più vicina alle generazioni cresciute senza social, li utilizzo soprattutto come strumento di divulgazione e promozione per i miei progetti musicali.
Facendone un uso mirato e misurato, penso che si possa godere della loro valenza più positiva, ma tendo a non preoccuparmene troppo.
Come nasce una tua canzone? Parti dalle parole, dalla melodia, o da un’emozione?
Ad oggi una caratteristica importante del nostro modo di lavorare è la scrittura condivisa, il lavoro di squadra.
Probabilmente questo riflette una parte preponderante del mio carattere: amo la compagnia, mi intriga ascoltare punti di vista diversi ed immergermi nel flusso di lavoro che si crea. Ad esempio a volte può capitare di ritrovarsi in studio per delle sessioni di scrittura tradizionali, altre volte mi capita di portare verso me stessa idee musicali o parti di testo che mi vengono proposte, elementi da organizzare e mettere insieme come tasselli di un mosaico o pezzi di un puzzle. Può capitare, anche se più raramente, che il brano nasca tutto d’un fiato.
Cosa vorresti che le persone provassero ascoltando la tua musica?
È strano da spiegare però posso provare a descrivere il mio punto di vista. Una volta registrato il brano in studio è come se non fosse più mio e solitamente tendo a riappropriarmene quasi come se fosse una cover, cercando di rientrare nella mia dimensione più naturale quella di cantante, per interpretarla al meglio.
Con questo voglio che dire sono molto interessata al parere del pubblico sul testo, sulla musica e l’interezza della composizione, però li avverto come dettagli di un passato che, anche se prossimo, mi legano a qualcosa che è già successo. La performance live mi permette, per quanto possibile, di riaggiornare ogni volta le emozioni in tempo reale e creare nuova connessione con le persone.
C’è un brano a cui sei particolarmente legata? Perché?
No forse non c’è, però in questo momento so che Blu Profondo è la canzone che mi rappresenta di più.
Come dice la prima strofa, la musica è quel sogno che sappiamo lasciare aperto e curare, per farlo crescere ogni giorno insieme a noi.
Quando si è presentata la possibilità di scrivere un brano per Irene Grandi, ero già felicissima. Poi con Blu Profondo siamo riuscite a trovare una canzone che, in modi diversi, sapesse parlare sia di me che di lei, della nostra esperienza. È stato un incontro artistico che ho vissuto come un grande regalo.
"In questo momento so che Blu Profondo è la canzone che mi rappresenta di più."
Jole
C’è un sogno musicale che non hai ancora realizzato?
Più di uno, fortunatamente. Infatti in questo periodo avrò la possibilità di portare a compimento alcuni progetti iniziati da tempo: sto immaginando la tracklist del mio prossimo disco e non vedo l’ora di potermi dedicare anche ad un progetto jazz, musica per cui ho un debole e che mi fa crescere costantemente ed imparare da tutti i musicisti con cui ho la fortuna di collaborare.
Scrivici la domanda che avresti voluto ricevere.
Premesso che di domande ce ne sarebbero molte, probabilmente alla più semplice “Sei serena?”, oggi risponderei “Molto”.
— Redazione PMA
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