Intervista a Grace
Intervista · 13 luglio 2026 · 2 min lettura
Grace è tra i finalisti dei Primigenia Music Awards 2026. Dopo oltre quindici anni di formazione e una rinascita artistica maturata in California, porta una scrittura viscerale che racconta il punto di rottura e la ripartenza. Con «46» mette a nudo fragilità e forza: ne abbiamo parlato con lei.
C’è stato un momento in cui hai pensato “forse non ce la faccio”? Come ne sei uscita?
Ce ne sono stati parecchi. Ogni tanto capita di perdersi, ma la musica, in un modo o nell’altro, mi prende sempre per mano e mi riporta sulla strada giusta. È sempre stata la mia bussola.
Come nasce una tua canzone? Parti dalle parole, dalla melodia, o da un’emozione?
Solitamente nasce da un’esperienza che ho vissuto davvero. Diciamo che i traumi sono una grande fonte d’ispirazione ahahaha Da lì iniziamo a costruire tutto il resto: il testo, la melodia e il suono seguono l’emozione che vogliamo trasmettere.
I tuoi testi sono veri, reali, a volte possono sembrare crudi. Non hai paura che tutto questo realismo ti possa far allontanare al giorno d’oggi dal pubblico?
No, anzi. Penso che oggi ci sia un enorme bisogno di verità, soprattutto nella musica. Le mie canzoni nascono prima di tutto come uno sfogo personale, ma spero possano diventare anche un rifugio per chi ha vissuto emozioni o storie simili alle mie. Se una persona si sente meno sola ascoltandole, allora hanno già fatto il loro lavoro.
"Se una persona si sente meno sola ascoltandole, allora hanno già fatto il loro lavoro."
Grace
Cosa vorresti che le persone provassero ascoltando la tua musica?
Vorrei che provassero vicinanza. Viviamo in un mondo sempre più individualista e credo che la musica abbia ancora il potere di farci sentire capiti, uniti e un po’ meno soli.
Tu parli di forma del corpo, di peso del corpo, di ossa. Nel 2026 un’artista si deve anche confrontare con quella che è l’immagine, l’immagine di se stessa ma soprattutto quella che proietta al pubblico. Che immagine pensi di proiettare di te stessa e quale immagine vorresti che gli artisti emergenti abbiano?
L’immagine che porto sul palco e sui social è studiata, certo, ma non è mai costruita. Cerco sempre di essere la versione più autentica di me stessa. Credo che oggi, tra tanti artisti emergenti, ci sia molta voglia di apparire e un po’ meno di essere. Io spero che si torni a dare più spazio all’essenza che all’estetica.
C’è qualcosa che non hai ancora detto in una canzone ma che vorresti raccontare?
Sì, tantissime cose. Spero di riuscire a raccontarle una alla volta nel mio primo EP. Il mio obiettivo è proprio questo: raccontare davvero la mia storia, senza filtri.
Se qualcuno ascolta la tua musica per la prima volta, cosa vorresti che gli restasse?
Vorrei che gli arrivasse la verità di quello che sono. E magari che una mia canzone gli facesse venire voglia di fermarsi un attimo, riflettere e mettere la mia storia a confronto con la propria.
"Vorrei che gli arrivasse la verità di quello che sono."
Grace
Scrivici la domanda che avresti voluto ricevere.
“Com’è stato aprire il concerto di Vasco Rossi?”
È stata difficile? Tantissimo. Emozionante? Ancora di più. Ma soprattutto è stata l’esperienza più intensa e più bella della mia vita. Una di quelle che ti cambiano per sempre.
— Redazione PMA
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