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Intervista a DADA SUTRA

Intervista · 13 luglio 2026 · 2 min lettura

Intervista a DADA SUTRA

DADA SUTRA è l'alter ego musicale di Caterina Dolci, bassista e cantante milanese cresciuta portando le sue canzoni in posti improbabili — scuole di yoga, campeggi, sotterranei di gallerie d'arte. Dopo l'esordio post-punk e onirico di EP1 (2022), nel 2024 arriva il primo album in italiano, «questo amore mortale», salutato come un debutto eccezionale, mentre il singolo «DIVA» conquista l'Onda Rosa Indipendente e la semifinale di Musicultura. Finalista dei Primigenia Music Awards 2026, in questa intervista racconta da dove nasce la sua musica, il corpo come strumento e cosa vorrebbe restasse a chi la incontra per la prima volta.

Da dove prendi ispirazione nella vita di tutti i giorni?

Da qualsiasi cosa: a volte è una frase che sento dire, un libro che leggo, o qualcosa che mi succede, o un sogno.

C'è un libro, un film o un luogo che ha cambiato il tuo modo di fare musica?

Non uno in particolare. Non credo tanto nelle epifanie, ma in un lungo processo di prove ed errori, una sommatoria di piccola cose.

Come nasce una tua canzone? Parti dalle parole, dalla melodia, o da un'emozione?

Dipende. Di solito c'è un'immagine o una sensazione che ho esigenza di tradurre. A volte viene prima il testo poi la musica, che sia una linea melodica o un'idea di sonorità, a volte viceversa, e a volte nascono insieme.

Ti sei sempre mossa come uno spirito libero, portando la tua musica in contesti del tutto anticonvenzionali e fuori dai radar tradizionali. La tua musica è per te lo strumento definitivo per fare militanza attiva, andando apertamente contro i preconcetti sociali, gli stereotipi e le logiche omologate e standardizzate dell'industria musicale attuale?

Lo è. Sono cresciuta ascoltando punk e per me scrivere canzoni non è solo un modo per esplorare la propria interiorità, ma anche una possibilità di lanciare un messaggio con una risonanza collettiva. Credo che chi dice che la musica non c’entra niente con la politica sia in cattiva fede.

"Credo che chi dice che la musica non c’entra niente con la politica sia in cattiva fede."

Dada Sutra

Nelle tue performance c'è la sensazione che il corpo diventi un'estensione del suono, quasi uno strumento invisibile. Dove finisce il suono e dove comincia il corpo?

Beh anzi, mi pare che il corpo sia uno strumento molto molto visibile! Cantando e suonando ho imparato che nessun messaggio è credibile se non viene detto con tutto il corpo.

Ritratto di Dada Sutra
Ph. Lilia Carlone

C'è stato un concerto o un'esibizione che ti ha cambiato?

Ma miei o di altri? Anche qui, comunque, non uno singolo. Però, parlando di concerti di altri, voglio ricordarne due in particolare: uno di Nick Cave and the Bad Seeds all’Assago Forum a Milano – non ero pronta all’intensità che avrebbe raggiunto e ricordo di essere rimasta incollata a guardare il palco a bocca aperta per tutta la durata del live; l’altro di St. Vincent al Primavera Sound a Barcellona. Ero in prima fila e ho potuto seguire tutti i dettagli: ha fissato gli standard musicali e performativi a cui voglio puntare ed è un’asticella molto alta.

Se qualcuno ascolta la tua musica per la prima volta, cosa vorresti che gli restasse?

Mi piace che rimanga un po’ di confusione, un po’ di “ma che ho sentito?”, magari curiosità, magari voglia di approfondire meglio o di pensarci su. Vorrei lanciare delle sfide, pizzicare un po’, altrimenti è inutile.

"Vorrei lanciare delle sfide, pizzicare un po’, altrimenti è inutile."

Dada Sutra
Ritratto di Dada Sutra
Ph. Lilia Carlone

Scrivici la domanda che avresti voluto ricevere.

Domande sono a posto, grazie. Invece ci sono un sacco di risposte che vorrei, tipo perché in Italia è così difficile vivere di musica e il mondo mainstream è così piatto? Perché vengono sempre portati avanti i figli di? Perché non esiste un sindacato dell* musicist*? Perché ci sono così poche donne nei ruoli che contano? E chi c’è davvero dietro Liberato?

— Redazione PMA

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